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A cura di Claudio Ciccillo

Una data che nella coscienza popolare ha vissuto fasi alterne. Momenti in cui si è percepita fondante la nostra socialità, ed altri in cui la si è accantonata come qualcosa di obsoleto, addirittura di divisivo dell’unità dei cittadini

Per la mia generazione è sempre stata pregnante. L’abbiamo raccolta dalle voci fiere e commosse di chi quella storia l’aveva nella pelle e tessuta di propria mano, nel dirla c’era tutta la sacralità, negli sguardi  tutta la vita, il sogno di una umanità più umana, dove tutti hanno diritto di essere riconosciuti.

Nel tempo i narratori di prima mano hanno ceduto il passo lasciandoci nelle mani  il loro racconto, non come  qualcosa di inanimato..ma un “vivente” fissato sulla Carta, quella Costituzionale da mantenere e rendere sempre più carne…ossia vissuto. Punto di riferimento valoriale e operativo.

Calamandrei nel suo celebre discorso ci invitava ad andare al grembo, alle sorgenti della nostra Democrazia in quei luoghi dove hanno dato la vita i partigiani, dove il sangue di tanti anche giovani, irrora la nostra libertà.  Oggi viviamo in un tempo dove non trova spazio la narrazione, c è solo un “claustrofobico presente”.

La democrazia è pallida, soffocata dalla corruzione, dalle mafie, dal neoliberismo dominante, dall’ indifferenza dei più. Oggi è necessario, come ci ripeteva il grande Presidente Pertini, tenere desta la Resistenza nella coscienza del Paese, perché la libertà non si perda di nuovo. C’è bisogno della responsabilità oltre che della libertà e della giustizia per tenere in piedi la democrazia.

Purtroppo il fascismo non è morto non è un “virus” debellato ma può con i suoi travestimenti e mutazioni infettare il nostro sistema democratico. Bisogna essere vigili contro i concetti fascisti. Quelli che rendono nere non le camice ma le coscienze, creando pregiudizi che oscurano le persone, specie le più fragili, togliendo loro dignità, unicità e  diritti. Parole e gesti “squadristi” spot e slogan che umiliano il pensiero e la cultura e acquistano come “domini del web” l’ anima della gente.

Ci è chiesto di non abbassare l’attenzione per non ripetere quella deportazione di persone, idee,  diritti, cultura sapere…, nei campi presidiati dalla violenza dall’ignoranza, dal razzismo, dal pensiero unico.

Il 25 aprile una data che ci mobilità a tornare sui monti, a sollevare la nostra vita per avere ideali alti,  orrizzonti vasti di futuro uno sguardo capace di oltre. Monti da contrapporre agli obiettivi da cortile che ci propinano. Dobbiamo di nuovo camminare sui sentieri i tratturi dove hanno lasciato le impronte gli uomini e le donne della Resistenza risentire il vento di libertà, di partecipazione.  Avvertire la fatica del costruire domani, e la bellezza di esserne i fattori. La paura ed il coraggio e la consapevolezza di fare la nostra parte perché la Democrazia  vive nelle scelte, nella coscienza ..nel sogno di chi oggi come allora si sente sempre parte della libertà combattendo per chi c’è , per chi non c’è ancora ed anche per quelli che sono contro come diceva il comandante Bulow.

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