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A cura di Daniela Sangermano

25 aprile e 1°maggio in un mondo capovolto

Sono mesi particolari, questi del codiv-19, siamo proiettati al nostro vivere quotidiano e per molti senza certezze nel futuro dal punto di vista lavorativo ed economico, stiamo aspettando il momento di uscire, accontentandoci anche di poter fare una passeggiata. E’ certo che queste due giornate significative non avranno il riconoscimento che meritano, già la memoria nel tempo s’indebolisce e la storia non ricordata perde di valore e significato, le giovani generazioni sempre meno conosceranno questo passato doloroso ma glorioso, non conosceranno il vero significato della parola Resistenza, mentre sarebbe importante essere sempre vigili e attenti per custodire un valore incommensurabile come la Libertà  e Diritti

  “ 25 Aprile” e “ 1° maggio” passeranno quasi nel silenzio generale.

Eppure proprio oggi, ancora di più, dovremo rivolgere i nostri pensieri a quelle date, la prima ci ha ri-dato la libertà, tolta, non come ora da un virus, ma dall’oppressione nazista il settantacinquesimo anniversario della finale vittoriosa insurrezione della Resistenza italiana al nazifascismo e anche oggi nel piccolo delle restrizioni a cui siamo sottoposti non dobbiamo mai dimenticare che la libertà non è  una scelta scontata. Certo non è paragonabile alle restrizioni che ci vengono impartite per contrastare il contagio, ma certamente siamo privati delle nostre libertà: non scegliamo di stare a casa dobbiamo.

La seconda giornata è il 1° maggio, l’episodio che ha ispirato la data nella quale attualmente, in molti Paesi del mondo, si celebra ciò che avvenne negli Usa, a Chicago il 1° maggio del 1886. Quel giorno era stato indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti con il quale gli operai rivendicavano migliori e più umane condizioni di lavoro: a metà Ottocento non era raro che si lavorasse anche 16 ore al giorno, la “sicurezza” non era neppure contemplata e i morti sul lavoro erano cosa di tutti i giorni durante gli scontri con la polizia morirono 11 lavoratori. Rispetto a quel periodo ad oggi molte cose sono cambiate, ma si fa presto a tornare indietro, le leggi ci sono ma mancano i controlli, secondo i dati dell’Inail le morti sul lavoro accertate nel 2019 sono 704, senza contare le centinaia di migliaia di denunce di infortuni sul lavoro. In un paese che dalla crisi sembra non voler più uscire oggi ancora di più le condizioni di lavoro possono peggiorare in un attimo.

A seguito della pandemia molti lavoratori stanno già subendo un gravissimo danno di reddito e lavoro e le condizioni non miglioreranno di certo.

La settimana dei Diritti in questo 2020 perde la sua forza, le manifestazioni sono vietate, quando invece c’è bisogno di sentire più vicinanza nel ricordo del 25 aprile con le persone che hanno vissuto il periodo, il 1° maggio vicinanza con le persone che hanno perso il lavoro a causa Covid ma anche per cause pregresse e la crisi economica in atto da anni. Celebrare sui social, cantare sui balconi in queste due giornate è poco significativo, non è uno che conta ma l’insieme delle persone che si guardano negli occhi mentre cantano “Bella Ciao”, gomito a gomito emozionandosi, sventolando le bandiere dei Comuni, dove sfilano bersaglieri, partigiani ancora vivi.

A Ravenna il 25 aprile in piazza ci sarà il Sindaco il presidente dell’Anpi, poi dalle ore 15 maratona via social organizzata da Anpi Nazionale.

E’ normale tutto questo? Un mondo capovolto dove gli animali: lupi, cerbiatti, delfini e squali arrivano nelle città deserte di umani o nelle vicinanze delle nostre spiagge anche loro disorientati dalla mancanza di persone e le manifestazioni delle ricorrenze storiche  e diritti  si svolgono sui social, come fosse qualcosa da guardare seduti a casa propria  come un concerto a video senza partecipazione…..E’ normale tutto questo? #USCIREMOPRESTO

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