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A cura di Padre Claudio Ciccillo

 

Nella vita monastica di grande grande importanza è la cella. 

Essa è il luogo dell’incontro con se’ stessi e Dio. Era costruita a spirale come la chiocciola, indicava con la sua forma, il percorso, il sentiero verso il cuore, il centro, la sede della volontà, degli affetti, delle scelte.

Il luogo dove abita Dio…il sacrario della propria vita. Il luogo dove la scintilla dell’Eterno dimora…dove è percepibile in quella “voce di silenzio sottile”( 1 RE, 19).

La cella non è solamente quella di mattoni, dove il monaco vive la sua quotidianità impastata con l’Eterno, in ascolto della Parola e delle parole che lo abitano, soprattutto essa è nel cuore, nella propria interiorità…in quel deserto in cui incontra la propria verità, la propria fragilità, paure, mostri del passato, sogni, desideri, domande antiche e nuove ricerche di orientamento e di senso. In questo tempo di coronavirus, siamo riportati alla cella, a sederci in essa, ad abitarla ascoltandola, vivendola insieme a quell’ inquilino che facciamo fatica ad incontrare per mancanza di tempo, di opportunità, di voglia.

E’ il momento di “Habitare secum”, di stare con se’ di ascoltare i propri desideri, che cosa vogliamo, cerchiamo e vogliamo davvero. E’ il tempo di ascoltare chi siamo, il nostro io vero, non quello rappresentato, idealizzato o costruito dal volere altrui per compiacenza, per paura di non essere amati ed accolti, Habitare secum per percepire i valori che ci abitano che cosa è vero, essenziale, importante, irrinunciabile, momento per fare ordine nel caos di cose parole, concetti che nel tempo si sono ammassati, accumulati, stratificati, soffocando noi stessi, togliendoci aria e curiosità.

La cella può diventare l’occasione per quelle potature che è ormai tempo di fare, per dare nuova linfa alla nostra vita. Togliere quei rami ormai secchi e morti che impediscono alle gemme, al nuovo che timidamente cerca di farsi strada, per far sbocciare in pienezza la nostra vita.

Habitare secum in questa Pasqua per togliere la pietra che oscurava la nostra vita, per togliere quell’odore di chiuso, di mortifero e respirare a pieni polmoni l’aria fresca del mattino, del primo giorno della settimana gravido di promesse, in cui l’Eterno, il Risorto già abita 

Buona Pasqua.

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